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Antonio Ferràgina, artista e architetto

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Di Antonio Sigillo

Nelle varie mostre d’arte, organizzate a oggi da Antonio Ferràgina, la pittura figurativa, paesaggistica e onirica nelle sue opere, è pervasa da citazioni poetiche con riferimenti alla mitologia greca, vedute di città e burle carnevalesche. Le opere appartengono  alla corrente surrealistica e metafisica che nel nostro artista si evidenziano attraverso  forme geometriche solide e compatte mentre la policromia è solare grazie ai colori pastello.

Dalla sua professione di architetto attinge con sapienza la prospettiva che trasferisce ai paesaggi urbani e alla campagna toscana.

L’artista ha la memoria dei luoghi che dipinge e riesce a storicizzarli attraverso accurati riferimenti, come nella “Passeggiata in Valdichiana”, dove l’identificazione del luogo avviene attraverso i Poderi della Fila, che furono già del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo. Anche le bianche mucche dipinte sullo sfondo azzurro identificano la bianca razza bovina propria della Valdichiana; cosi come il personaggio con la bombetta, benché “moderno”, ha dei rimandi alle origini etrusche di questo luogo, giacchè, la forma allungata e l’ombra proiettata sul terreno, restituisce la rappresentazione dell’ “Ombra della sera”. 

L’Ombra della sera è una statuetta votiva etrusca, proveniente dall’antica Velathri, ovvero l’attuale Volterra, ed è conservata al museo Guarnacci.

Sembra che sia stato il poeta Gabriele D’Annunzio a darle il nome “Ombra della sera”, poiché, nel guardarla, gli venivano in mente le lunghe ombre del tramonto e questa idea poetica del vate è stata fedelmente riprodotta dal nostro artista.

Antonio Ferràgina dipinge scene surrealistiche che si collocano in quella terra di mezzo che divide il mondo reale dall’allucinazione. Le sue rappresentazioni contengono scene duali della realtà, eseguite con quella maestria di chi vive l’intreccio tra la fantasia e il mondo empirico.

La corrente surrealistica, a cui il nostro artista appartiene, ebbe come principale teorico il poeta André Breton che a sua volta fu influenzato dalla lettura de L’interpretazione dei sogni di Freud del 1899; dopo averlo letto,  Breton arrivò alla conclusione che era inaccettabile il fatto che il sogno (e l’inconscio) avesse avuto così poco spazio nella civiltà moderna.

Altri elementi di riferimento, cari o d’ispirazione al Ferràgina sono “gli strani” mondi creati dalla pittura metafisica di Dalì e Magritte mentre nella modernità di riferimento potrebbe essere l’artista per metà canadese e per metà portoghese, Rob Gonsalves.

Oggi, trascurato il significato originario,  la pittura metafisica si usa più ordinariamente per esprimere ciò che esiste oltre l’apparenza materiale della realtà empirica. In questo senso, colpiscono le citazioni che il nostro artista fa in alcune delle sue opere Leocorno” ed “Eremita”, mentre, per altre opere, ci sembra più vicino alla maniera di Giorgio de Chirico con “l’Oracolo” e “Esercizi di Danza”. Infine si ritrovano anche alcuni accenni tra mitologia e archeologia come in  Il sonno degli Dei”.Mentre in “Esercizi di Danza sono riconoscibili i riferimenti aMagritte. In “Il principio” si possono scorgere richiami all’arte di Piero della Francesca, come non notare dei rimandi con la famosa Pala di Brera, o Pala di Montefeltro, raffigurante la “Sacra Conversazione con la Madonna col Bambino”. L’uovo sospeso, il cesto che sostituisce la conchiglia, la profondità resa dal vuoto panoramico e la figura centrale della Madonna col Bambino sostituiti dalla base di una matrioska ed infine  la geniale sostituzione della figura del duca Federico da Montefeltro con l’illustrazione del Re, elemento fondamentale nel gioco degli scacchi, rovesciato sul pavimento a scacchiera in primo piano.

Nell’universo pittorico di Antonio Ferràgina, alcuni soggetti rappresentati giocano nello spazio pittorico creato dall’artista creando illusioni ottiche, tipiche nelle rappresentazioni Trompe-l’œil. Paesaggi metafisici, maschere della commedia dell’arte che debordano dagli spazi della composizione pittorica per entrare a contatto con chi guarda, oppure figure e personaggi assorti dall’intimo del proprio mondo ma con uno sguardo leggero perso verso l’infinito. Ma allo stesso tempo sa imitare la natura con sapienza antica, “quasi fiamminga”,  come nelle opere raffiguranti “Ginestre”e i“Vasi di fiori” che risultano cosi vivi che chi le guarda ammirato e rapito ne bramerebbe sentire anche il profumo.

 Montepulciano, 3 marzo 2016

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